Samuel Stern 27: Il quinto comandamento

Questa per me non è un'avventura di Samuel Stern: è la sintesi perfetta delle storie che amo e che voglio. Adulta e piena di umanità, un'umanità che si esprime anche nella sofferenza e nel dubbio ma che è sempre carica di un amore per il prossimo che travalica ogni confine

Bambini giocano alla guerra, mentre un soldato li controlla con un mitra

Lasciami partire da un antefatto: qualche giorno fa, Gianmarco Fumasoli (uno dei creatori di Samuel Stern) mi ha scritto: “Sono molto curioso di vedere cosa penserai del prossimo albo”. E io, da allora sono stato un misto di curiosità e di preoccupazione.

Poi ho finalmente avuto il PDF sullo schermo del mio PC. E la curiosità e la preoccupazione si sono trasformate ben presto in gioia e poesia.

Il quinto comandamento non è un'avventura di un esorcista contro i demoni, di cui mi sarebbe importato poco.

È una storia che parla di persone e del modo con cui esse cercano di vivere la propria vita. E questo sì che mi interessa.

Che cosa c'è nelle 96 pagine dell'albo

Il quinto comandamento è una storia sfaccettata, che si snoda attraverso molti temi. Ognuno di questi varrebbe un albo, ma gustarli insieme così, con ognuno di essi che esalta il sapore degli altri, è davvero gratificante. Almeno, lo è stato per me.

Di seguito tento di definire i temi che ho colto. Non è per romperti le palle con un mero e sterile elenco, ma perché credo che sia un modo onesto per impregnarmi meglio di ciò che ho vissuto nel leggere la storia e per chiarirmi in modo nitido ciò che mi piace.

Liceità del suicidio

Jerome Lanninster è ormai tetraplegico, vittima dapprima di un colpo di pistola alla schiena e poi di un ictus. Chiede che la legge scozzese gli riconosca il diritto di morire con dignità. Questo è un argomento oggi molto dibattuto, che tuttavia non può esaurirsi nelle aule di un tribunale: coinvolge infatti considerazioni che non hanno nulla a che vedere con valutazioni legali, quanto con l'etica, la morale e la religione.

Il nucleo della questione si riduce a due punti:

  • che valore ha la vita? E fino a che punto questo valore va protetto?
  • la società ha il diritto di impedire a una persona di porre fine alla sua vita, pur se ciò significa condannarla a un fine-vita di sofferenza, di degrado e di umiliazione?

Questi interrogativi, in Il quinto comandamento, sono solo il punto di partenza. La questione è più complessa.

La posizione della Chiesa e di padre Duncan

La posizione della Chiesa cattolica (e, di conseguenza, quella di Duncan O'Connor) è netta: non solo la vita va salvaguardata sempre in quanto dono di Dio, ma proprio in virtù della sua natura, il suicidio non è ammissibile.

Al di là che si condivida o non la posizione della Chiesa cattolica, non si può che essere solidali con padre Duncan quando le sue convinzioni tentennano, di fronte a una situazione che uno scrittore ben più capace di me ha definito l'alternativa del diavolo.

Secondo Frederick Forsyth, l'alternativa del diavolo è quella che comporta una scelta che in ogni caso darà un risultato doloroso e infausto.

Ma la convinzione di Duncan è forte. Secondo la mia interpretazione del personaggio, lo è non perché padre Duncan sia testardo ed ostinato, ma perché è autenticamente sorretta da una fede che è vera esperienza mistica.

Potrei sbagliarmi, perché della storia di padre Duncan è stato rivelato ben poco. Del resto, il finale aperto dell'episodio può lasciare adito a qualche dubbio… Pur credendo di essere nel giusto (per quanto riguarda l'interpretazione del personaggio), mi piace un mondo il fatto che questi temi vengano trattati.

La posizione di Lorette e di Samuel Stern

Le posizioni di Lorette (la figlia di Jerome Lanninster) e di Samuel sono più possibiliste, anche se per motivi e scopi differenti.

Lorette arriva suo malgrado a considerare il suicidio del padre come accettabile, anche se poi si ritrae sconvolta da questa possibilità. Ma è il suo affetto filiale a non sopportare che la vita del padre si spenga in una lunga sofferenza fatta di progressiva perdita di dignità.

Probabilmente il dilemma che una tale situazione racchiude non è pienamente comprensibile da chi non l'ha vissuto. Esso coinvolge non solo la dignità del malato, ma anche il senso dello stare accanto di chi è a lui legato da un sentimento di affetto. In quest'ottica, il prendersi cura ha una valenza escatologica sia per chi offre assistenza sia per chi accetta di essere assistito.

Samuel Stern si trova invece alle prese con un dilemma differente: scacciare il demone che si è generato in Jerome Lannister o lasciarlo vivere in lui? Se, contrariamente alla sua missione di demonologo, lo lascia stare, Jerome continua a vivere da persona (più o meno) normale e non da tetraplegico. Se lo scaccia, Jerome continuerà a soffrire e probabilmente, prima o poi, riuscirà a portare a termine i suoi progetti suicidi.

Vivo solo per morire

Il dilemma di Samuel ha origine dal fatto che il demone è l'entità che vuole mantenere in vita Jerome Lannister. Ecco come si presenta a padre Duncan:

Noi siamo Gorlath!

Figli della rabbia, della sofferenza e dell'espiazione

E hai fatto male a portare con te l'esorcista

perché siamo tuoi alleati, prete!

Non volevi che quest'uomo si suicidasse, giusto?

Beh, nemmeno noi.

Siamo nati in lui all'estremo del suo dolore…

e ne preserviamo la vita.

Siamo dalla stessa parte…

Voglio però lasciare da parte ogni considerazione demonologica e affrontare la questione da un punto di vista più psicoanalitico.

Ci sono persone (purtroppo, non così poche) che hanno bisogno di voler morire per avere una ragione di vita. Sono le persone che hanno un copione di vita amartico, destinato all'immolazione o al suicidio.

Non è una posizione razionale, ma esistenziale.

Su questo argomento e su altri collegati (come l'aver bisogno di trovare sempre un nemico, di aver bisogno di imbattersi sempre nell'uomo sbagliato o nella donna sbagliata, nell'aver bisogno di non sentirsi a posto in alcun gruppo e così via) potrei consumare i tasti della mia tastiera. Ma non ne vale la pena.

Mi accontento di apprezzare la proposizione di questo tema su Samuel Stern, con lo stile narrativo proprio di Samuel Stern.

Il rapporto tra Samuel e Duncan

Una cosa che mi ha intrigato fin dall'inizio dell'avventura editoriale di Samuel Stern è il rapporto tra Samuel e Duncan.

Indubbiamente è un rapporto molto stretto, ma ancora non credo sia stato del tutto esplicitato. Sono amici, sono (in un certo senso) colleghi e sono sicuramente un sostegno l'uno per l'altro. Sono forse anche due facce della stessa medaglia, ma a questo punto mi sto forse allargando troppo.

Ma spero che prima o poi arrivi la storia che racconta la nascita di questo rapporto.

Per ora, mi godo il fatto che Il quinto comandamento abbia nuovamente affermato (se ce ne fosse stato bisogno) che le migliori amicizie nascono da una scazzottata.

La scena di Samuel e Duncan che fanno a pugni sul ring (per quanto non sia una novità) è per me epica, al punto che la ripropongo qui.

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D'accordo, mi sto divertendo. Ma sto anche dicendo sul serio: spero che tu comprenda perché ritengo epica questa scena.

La dominazione inglese dell'Irlanda

Tutto l'episodio poggia sulla storia di Jerome Lassiter e della sua adesione al movimento indipendentista nordirlandese.

Mitra imbracciato da un giovane soldatoClicca per avviare il video

Ora permettimi una considerazione. Mentre scrivo, è alta l'apprensione per un intervento militare russo in Ucraina. Io sono preoccupato e attonito di fronte all'atteggiamento russo, che mi risuona come incomprensibile e disumano.

Storie come Il quinto comandamento ci ricordano tuttavia che una nazione come l'Inghilterra ne ha combinate di orrende sia in Irlanda sia in Irlanda del Nord.

E, ancora, vorrei citare il libro M. L'uomo della provvidenza, di Antonio Scurati. Grazie ad esso, possiamo dire definitivamente addio allo stereotipo di Italiani brava gente, considerate le incredibili nefandezze di cui siamo stati protagonisti in Africa durante il ventennio.

Ciò che mi resta è la convinzione che finché le relazioni umane si basano su un rapporto di forza, non c'è speranza. E perciò, per restare in tema Samuel Stern, la genesi di nuovi demoni può continuare.

Scoop! L'origine di Legione

Gorlath è un demone che mi sta simpatico. Sarà per la sua somiglianza con Jabba the Hutt (che però non mi stava così simpatico) o per la sua missione salvavita dell'ospite posseduto, ma un po' mi dispiace che debba recitare la parte del cattivo.

Il confronto tra Gorlath e Jabba: i due sono davvero molto similiClicca per ingrandire

Ad ogni modo, Gorlath non parla di Legione, che è stata introdotta nel numero 3 (intitolato, guarda caso!, Legione).

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Il passo evangelico citato da padre Duncan si trova in tutti e tre i vangeli sinottici, ma quello cui Duncan si riferisce è il vangelo di Luca: è l'unico in cui si parla dell'abisso, mentre Marco dice che i demoni pregavano Gesù di non mandarli via dal paese. Matteo non dice nulla della richiesta dei demoni.

Così, dopo ben due anni dalla presentazione di Legione sulle pagine di Samuel Stern e solo perché Gorlath mi è simpatico, riporto qui il passo del vangelo di Luca. Mi piace l'idea di esplicitare le fondamenta su cui è costruito il Rosso.

Lc, 8, 26-39

Approdarono nel paese dei Gerasèni, che sta di fronte alla Galilea. Era appena sceso a terra, quando dalla città gli venne incontro un uomo posseduto dai demòni. Da molto tempo non portava vestiti, né abitava in casa, ma in mezzo alle tombe. Quando vide Gesù, gli si gettò ai piedi urlando, e disse a gran voce: "Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti prego, non tormentarmi!". Gesù aveva ordinato allo spirito impuro di uscire da quell'uomo. Molte volte infatti si era impossessato di lui; allora lo tenevano chiuso, legato con catene e con i ceppi ai piedi, ma egli spezzava i legami e veniva spinto dal demonio in luoghi deserti. Gesù gli domandò: "Qual è il tuo nome?". Rispose: "Legione", perché molti demòni erano entrati in lui. E lo scongiuravano che non ordinasse loro di andarsene nell'abisso. Vi era là una grande mandria di porci, al pascolo sul monte. I demòni lo scongiurarono che concedesse loro di entrare nei porci. Glielo permise. I demòni, usciti dall'uomo, entrarono nei porci e la mandria si precipitò, giù dalla rupe, nel lago e annegò.

Quando videro ciò che era accaduto, i mandriani fuggirono e portarono la notizia nella città e nelle campagne. La gente uscì per vedere l'accaduto e, quando arrivarono da Gesù, trovarono l'uomo dal quale erano usciti i demòni, vestito e sano di mente, che sedeva ai piedi di Gesù, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto riferirono come l'indemoniato era stato salvato. Allora tutta la popolazione del territorio dei Gerasèni gli chiese che si allontanasse da loro, perché avevano molta paura. Egli, salito su una barca, tornò indietro. L'uomo dal quale erano usciti i demòni gli chiese di restare con lui, ma egli lo congedò dicendo: "Torna a casa tua e racconta quello che Dio ha fatto per te". E quello se ne andò, proclamando per tutta la città quello che Gesù aveva fatto per lui.

La cartella-stampa

Il PDF per la recensione è stato accompagnato da una piccola cartella-stampa, costituita da una sintetica presentazione dell'albo e di Andrea Guglielmino e da una foto di Andrea Guglielmino stesso.

Andrea Guglielmino, di profilo

Leggo questo materiale sempre dopo aver letto l'albo (mai prima!) e spesso dopo aver imbastito la recensione. Ma mi fa piacere riceverlo, perché offre sempre qualche informazione in più rispetto a quelle che posso ricavare dalla lettura della storia.

Tuttavia…

Mi dispiace molto che la cartella-stampa si sia occupata solo di Andrea Guglielmino, ignorando quasi del tutto Annapaola Martello, autrice dei disegni.

Se la storia di Andrea Guglielmino è molto bella, i disegni di Annapaola Martello la sorreggono davvero bene. Le tavole sono prive di quelli che io chiamo effetti wow, ma la narrazione grafica è solida, ben strutturata, sporca il giusto ma complessivamente pulita. Mi ha aiutato a seguire la vicenda senza tentennamenti. Grazie, Annapaola!

Le storie così...

...sono quelle che mi fanno amare il personaggio e la collana. Perciò, caro Gianmarco Fumasoli, eccoti servito: questo è ciò che penso di questo numero di Samuel Stern.

Mi è piaciuta così tanto che ho fatto una copertina mia per questa recensione.

A sinistra, la copertina originale. A destra, la miaClicca per ingrandire

La parola di Angus Derryleng

Gradirei che Samuel fosse più presente, al negozio, a se stesso…

 

 

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